LOCALEDUE: un piccolo contenitore anarchico di arte espansa a Bologna

Roberto Fassone

Nel cuore della Manifattura delle Arti di Bologna è attivo uno spazio indipendente e autofinanziato fondato nel 2013 da Fabio Farnè con l’intento di promuovere e diffondere le pratiche creative contemporanee con particolare attenzione al lavoro di artisti e curatori emergenti. Gli autori coinvolti, liberi di proporre qualsiasi tipo di progetto senza alcun vincolo espressivo, sono incoraggiati ad adottare un approccio sperimentale aperto anche al rischio e all’errore per esplorare tutte le potenzialità di un luogo che si dichiara estraneo alle logiche commerciali del sistema dell’arte. A marzo 2015 la direzione artistica di LOCALEDUE è stata affidata per un anno al giovane curatore Gabriele Tosi che si è preposto l’obiettivo di rafforzare la valenza multimediale e anarchica dello spazio espositivo formalizzandone al tempo stesso alcune dinamiche per poter offrire al pubblico una programmazione più organica e consapevole. Si è a questo modo precisata la spontanea vocazione alla versatilità e allo scambio di un luogo che esprime la sua più profonda ragion d’essere in un cambiamento continuo scandito da una tempistica serrata che deriva dalle necessità interne di ciascun progetto. Il filo conduttore delle proposte che si sono avvicendate nei 18 mq della galleria è costituito dall’attraversamento di pratiche artistiche eterogenee accomunate dall’intento di forzare i limiti fisici e ideali di ciascuna disciplina espressiva e dello spazio destinato ad accoglierne gli esiti.

Così la fotografia di Niccolò Morgan Gandolfi documentava porzioni di natura ricreando all’aperto le condizioni di uno studio indoor per equiparare l’esperienza del paesaggio alla sua assimilazione come reperto fotografico mentre le sculture di Fabrizio Perghem erano visualizzabili solo mediante suggerimenti orali percepibili come sussurro anonimo attraverso le pareti della galleria. Il collettivo Romeo Rameo trasformava il locale in teatro di un perenne tramonto con la proiezione in diretta di immagini scaricate da internet che mostravano l’avanzare del crepuscolo intorno al globo nell’arco di 24 ore mentre Cuoghi Corsello ricreavano una stalla in cui un performer pastore accudiva ingenui quadrupedi postmoderni ricavati dall’assemblaggio di oggetti riciclati. In The Real Job LOCALEDUE diventava laboratorio di discussione e autocoscienza per una comunità di artisti, curatori e critici invitati a mettere a nudo le dinamiche di sopravvivenza di un mestiere spesso non riconosciuto come tale in una società improntata a logiche utilitaristiche. Questi sono alcuni esempi del fitto programma di mostre e iniziative orchestrate nell’arco di un anno da Gabriele Tosi che prima di passare il testimone ha raccontato la sua esperienza curatoriale in un catalogo edito da Baraldi.

La pubblicazione documenta l’evoluzione dell’identità di LOCALEDUE come luogo d’incontro di una scena artistica variegata difficilmente compresente in altre realtà e come contenitore-laboratorio di una produzione creativa che interagisce con la contemporaneità cogliendone gli aspetti più frammentari e trasversali con procedimenti analitici, associazioni improprie e intuizioni oblique. Quest’eredità sarà raccolta e implementata dai direttori artistici selezionati tramite bando per il 2016/2017: il duo Marzocchi-Pajé articolerà una serie di mostre personali di giovani artisti non residenti a Bologna valorizzandone l’individualità creativa e organizzativa, il collettivo Preliminary Group si concentrerà sullo sviluppo di sperimentazioni ibride di produzione e diffusione culturale, mentre le due curatrici indipendenti Giulia Morucchio e Irene Rossini indagheranno la contemporaneità artistica con mostre, lectures, performances, live set e conversazioni all’insegna della contaminazione.

La nuova stagione si è inaugurata il 14 maggio con la personale di Roberto Fassone Sono proprio un coglione a fare la performance a Bologna, che ci vive tuo fratello: un’irriverente installazione sonora ripercorre il quotidiano diario di maleducazione e frustrazione redatto dall’artista che per due mesi si è imposto di mettere per iscritto ogni maldicenza che gli veniva in mente evitando di esprimerla. Il protrarsi di quest’esercizio costrittivo fa emergere una polifonica antologia del fastidio in cui famosi esponenti politici o dell’art system sono equiparati, per il superficiale disprezzo che ispirano, ad anonimi amici o vicini di casa.  L’ironico livellamento gerarchico e la goliardica creatività delle interiezioni censurate assumono il valore di una lucida strategia critica che ostenta spudoratezza per scongiurare l’infingimento.

La rassegna proseguirà dal 10 giugno con l’evento BAZZAR che trasformerà LOCALEDUE in un negozio di oggetti artistici accompagnati da una scheda tecnica con informazioni sui costi e i tempi di realizzazione. Nel week end di apertura il pubblico sarà invitato a stabilire il giusto prezzo di vendita con cui saranno resi acquistabili on line stimolando una riflessione sulle dinamiche commerciali che condizionano la percezione e la fruizione delle opere d’arte contemporanea, una tipologia di beni apparentemente votati all’indeterminabilità che nelle sfere sociali più alte sono il cardine di esponenziali speculazioni economiche.

 

Info:

LOCALEDUE

Via Azzo Gardino 12/C Bologna

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