Marcello Spada. Groupshow.

1. Marcello Spada_Groupshow_Installation view_ph. Stefano Bazzano

Nella nostra contemporaneità dominata dall’esponenziale moltiplicazione e circolazione delle immagini attraverso il web, molti artisti cercano di scongiurare la dispersione del proprio lavoro nel mare dell’indifferenziazione informatica adottando fin dall’inizio della loro carriera una cifra stilistica coerente e replicabile. La facile riconoscibilità, prerogativa mutuata dalle strategie pubblicitarie dei più famosi brand della moda o del design, sembra essere il filo conduttore di molte fiere di settore e uno dei fattori che facilitano in modo determinante l’ingresso dell’opera nel mercato dell’arte. Di segno diametralmente opposto a queste strategie più o meno intenzionali è la poetica di Marcello Spada attualmente in mostra a Bologna negli spazi di LOCALEDUE a cura di Giulia Morucchio e Irene Rossini: stravolgendo sin dal titolo lo stereotipo della personale, il giovane artista felsineo simula il format della collettiva per riunire le diverse autorialità che hanno contribuito a formare il suo pensiero artistico e anonimi prelievi dal reale che intende rileggere in chiave critica e creativa.

Partendo dal presupposto che ogni forma inevitabilmente veicola un contenuto e un’intenzione semantica, Spada allestisce un’ambientazione di reminescenza ambiguamente domestica in cui l’opera sembra volersi nascondere e mimetizzare in un contesto elusivo per far emergere le contraddizioni che allo stesso tempo alimentano e rendono incerta la sua esistenza.  Il fulcro della mostra è ÖMMESTÅL (2015), riproduzione non autorizzata di uno dei primi divani di Franz West, oggetto emblematico della metamorfosi ontologica del lavoro artistico quando viene ricontestualizzato e replicato. Gli arredi progettati dall’artista austriaco, inizialmente costruiti con materiali di recupero e successivamente venduti come beni di lusso da Gagosian, sono al centro di una disputa legale tra la famiglia che ne vorrebbe interrompere e catalogare la produzione e gli assistenti del suo studio che poco prima di morire gli fecero siglare un atto con cui acquisivano i diritti di riproducibilità delle sue opere. Giocando sulla mistificazione e sull’allusione al design economico del marchio IKEA, Spada rende sottilmente evidente il cambiamento di significato dell’opera in relazione alla sua collocazione fisica e mentale e l’ingerenza di fattori estranei alla creatività nella valutazione economica e culturale di un prodotto estetico.

4. Marcello Spada_Escape Pathfinder e Escape Pathfinder (Step On My Nerves) (2016)_ph. Stefano Bazzano

Di fronte al divano troviamo Everything Except Bombs (2015), un cestino per la spazzatura completamente trasparente come gli analoghi contenitori francesi destinati a luoghi pubblici dopo i sanguinosi attentati terroristici di Parigi nel 2015. Il lavoro è accompagnato da una corrispondenza telematica in cui l’artista si informa all’European Home Affairs Office sull’eventuale esistenza di un protocollo condiviso dalle città dell’Unione Europea in relazione al design di questi arredi urbani, ricevendo una risposta negativa motivata dalla dubbia efficacia di tale accorgimento per l’impossibilità di raccogliere spazzatura trasparente. Anche qui ci troviamo in presenza di un’opera che non si dichiara immediatamente come tale e che funziona come dispositivo di sabotaggio, in questo caso volto a erodere la fallace percezione di sicurezza e controllo  trasmessa da certi provvedimenti d’emergenza.  A livello più generale inoltre l’opera mette in risalto quanto siano sofisticati i meccanismi di persuasione e dissuasione estetica che condizionano le nostre scelte e comportamenti a partire dagli ambiti più insospettabili.

Fraintendimento e prevenzione del pericolo ritornano in Phone Jammer (2015) e Fire Extinguisher, Rijksmuseum (2016), rispettivamente un finto pacchetto di sigarette che cela un dispositivo (illegale) che interrompe il campo dei telefoni cellulari e la documentazione fotografica di un estintore del celebre museo olandese interamente dipinto di bianco contrariamente a quanto prescrivono le più elementari norme di sicurezza. Isolando questi prelievi reali come opera, Spada esplora la stratificata autorialità di tali oggetti contaminati dalla sua presa di posizione artistica, evidenziando anche come, approfondendo la consapevolezza dei livelli impliciti in ogni strumento della quotidianità, nulla risulti essere veramente neutro e concettualmente innocuo.

Il costante incremento di materiali tecnologici con funzione di prevenzione è il punto di partenza di Escape Pathfinder (Step On My Nerves) 2016 in cui una racchetta da trekking modificata sorregge una scultura in gommapiuma ispirata agli accartocciamenti metallici che resero famoso Richard Chamberlain nell’epoca d’oro della Pop Art. La sostituzione delle taglienti lamiere utilizzate dallo scultore statunitense con soffice poliuretano espanso in ironica ottemperanza agli attuali standard di sicurezza ne declina la coerenza morfologica in una nuova dialettica tra forma e sostanza che ci rivela quanto l’essenza di un’opera d’arte sia inafferrabile e mutevole. E proprio l’inafferrabilità, sostenuta da un pensiero lucido e da una spiccata attitudine all’osservazione e alla dissezione semantica, potrebbe essere la cifra espressiva che contraddistingue le trappole visive di Marcello Spada e la loro “sconveniente” insistenza sulle scomodità  concettuali insite in ogni sistema di convivenza e di attribuzione identitaria.

Domenica 19 marzo a Milano in occasione dell’ultimo giorno di STUDI FESTIVAL #3, GAFFdabasso (via Gaffurio, 8) presenta FRRTACSHH@gmail.com, un’appendice alla mostra Groupshow in cui verranno mostrate in uno studio aperto alcune interrogazioni avvenute via e-mail che delineano il percorso sotteso ai lavori presentati nello spazio bolognese.

Info:

Marcello Spada. Groupshow.
a cura di Giulia Morucchio e Irene Rossini
25 febbraio – 18 marzo 2017
LOCALEDUE
via Azzo Gardino 12 c Bologna

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