Francesco Candeloro. Altri Passaggi

Altri Passaggi (Bologna), 2015, taglio laser su plexiglass, cm 130 x 132 a

Proseguirà fino al 19 marzo alla Galleria Studio G7 la personale di Francesco Candeloro intitolata Altri Passaggi che riunisce una selezione di opere rappresentative del suo percorso artistico più recente. Veneziano di nascita e formazione, rilegge in chiave contemporanea l’antica tradizione vetraria della sua città d’origine utilizzando lastre di plexiglass colorate e ritagliate a laser che riflettono e accolgono la luce imprigionandola nelle loro artificiali trasparenze. Sovrapposte, accostate e sagomate in modo da completarsi a vicenda, le piastre devono il loro aspetto scultoreo e cromatico proprio alla luminosità esterna che ne definisce i contorni modulandone la percezione e ne mescola i colori propagandoli visivamente nello spazio circostante.
I primi lavori sono cubi traslucidi che mostrano su ogni faccia immagini monocrome realizzate con aerografo industriale di volti anonimi o di personaggi famosi fotografati dall’artista: in questa presentazione dall’indubbia matrice pop il seriale ripetersi dello stesso viso con orientamenti diversi ne smaterializza la presenza anziché potenziarla. La sfaccettatura moltiplica la parzialità di un’angolatura che sembra potersi scomporre e moltiplicare all’infinito nelle possibili proiezioni dell’immagine sulle superfici circostanti originate dal mutare dell’incidenza della luce sulla struttura. Ogni cubo ospita al suo interno un prisma realizzato in materiale opaco dove lo stesso ritratto assume contorni più incisivi la cui veridicità mimetica è immediatamente messa in discussione dai misteriosi rilievi proteiformi che ne percorrono i piani. La serie è intitolata Incontri, alludendo alla casualità con cui l’artista sceglie i soggetti dei suoi ritratti cubici e suggerendo che lo spettatore si imbatte nell’opera come in un’entità enigmatica che sembra fingere di offrirsi alla sua indagine visiva per scrutarlo a sua volta con innumerevoli impenetrabili occhi.

Occhi 98a

Sulla molteplicità dei punti di vista e sulla la loro possibile condensazione tra simultaneità e occultamento è imperniata anche Inclinazioni, composizione modulare di carte colorate, fogli di acetato e lastre di plexiglass rettangolari di uguale misura che possono essere liberamente sovrapposte o giustapposte su una parete.  Su ciascun elemento compare un corpo dall’incerta struttura reticolare affiancato o interrotto dalle stesse sagome, questa volta in negativo, che comparivano in rilievo sui ritratti contenuti nei cubi. La combinazione delle due forme di diversa natura genera nuovi organismi dove il vuoto acquista sostanza e diventa il nucleo che anima le azioni delle sue estensioni grafiche continuando ad esistere, allo stesso tempo, come indefinita struttura autosufficiente.
I lavori degli ultimi anni, che ricompongono le suggestioni di architetture e luoghi recentemente visitati dall’artista in sintetici mosaici luminosi, testimoniano un’ulteriore evoluzione in senso astratto del suo percorso creativo e l’intensificarsi del dialogo con le principali esperienze non figurative della tradizione europea. Dettagli frammentati della contemporaneità urbana e profili più o meno riconoscibili di monumenti e palazzi sagomati su lastre di plexiglass colorate  si sormontano a vicenda o si accostano in una nuova tridimensionalità compressa che condensa il tempo e lo spazio in simultaneità visiva. La sobrietà del procedimento e dei mezzi espressivi, imperniati sull’intersezione di colore e geometria, rileggono il paesaggio architettonico come luogo del pensiero che nasce dal confronto dialettico tra il concetto di nozione visiva e quello di immagine. Amburgo, Napoli, Bologna e altre città diventano rilievi scultorei in cui i diversi piani spaziali della visione vengono appiattiti in una sintesi poetica che sembra prendere la realtà a pretesto per costruire nuovi campi d’azione che rispondono solamente alle proprie ragioni interne di simmetria, alternanza e rispecchiamento morfologico e cromatico.
In linea con i suoi interventi ambientali più recenti, che consistono nell’inserimento di lastre colorate ed elementi installativi simbolici alle finestre di palazzi storici (ad esempio la Torre Civica di Castelfranco Veneto nel 2010 e il Palazzo di Piazza Cordusio a Milano nel 2011), il parallelepipedo trasparente Segni nel tempo ispirato a Beirut azzera ogni scarto percettivo tra interno, esterno, ordini di grandezza e relazioni di posizione reciproca alla ricerca di una ricostruzione intuitiva in calibrato equilibrio tra soggettività e  aderenza storica.

 

Info

Francesco Candeloro. Altri Passaggi
23 gennaio – 19 marzo 2016
Galleria Studio G7 via Val D’Aposa 4/a Bologna
Martedì – sabato 15.30 – 19.30

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