Marco Ceroni. Late Night Show.

Marco Ceroni_Please don t go_vista allestimento

Con la mostra di Marco Ceroni GALLLERIAPIÙ si trasforma in uno spazio urbano esploso  dove oggetti e frammenti di realtà decontestualizzati e manipolati amplificano il potenziale immaginifico di dettagli apparentemente inerti della quotidianità. Interagendo con gli interstizi di vuoto semantico che manifestano l’artificialità dell’ambiente in cui viviamo, il giovane artista forlivese trasforma ciò che è ordinario, in disuso o vandalizzato nel cardine di nuove possibili narrazioni. I suoi paesaggi creano una sorta di contro-immagine della quotidianità che ne valorizza il potenziale creativo senza bisogno di inventare o aggiungere nulla e rileggono l’architettura nella sua dimensione più empaticamente percettiva utilizzando la fisicità come reagente e unità di misura per amplificarne le interne contraddizioni e discontinuità. Il corpo, considerato come forma duttile, ingombro spaziale e varco dimensionale, è infatti il primo strumento con cui Ceroni verifica gli input visivi che sollecitano il suo sguardo quando si accinge ad esplorare ed interiorizzare un luogo. Rannicchiandosi nell’arco di un dissuasore stradale o addentando il dislivello tra il marciapiede e la strada, l’artista si appropria dello spazio pubblico e ne studia le linee di forza come se sue azioni  fossero i disegni preparatori di ciò che si strutturerà in seguito.

Marco Ceroni_Moonwalk_dettaglio

Fin dagli esordi, quando verniciava con l’oro le carcasse di auto abbandonate nell’hinterland milanese, i luoghi che più accendono la sua immaginazione sono le zone marginali e dissestate delle grandi città, dove una progettualità al ribasso e l’assenza di manutenzione estetica  generano ambientazioni anonime e per questo liberamente plasmabili mediante il suo attraversamento/ribaltamento artistico. Gli elementi del paesaggio urbano che Ceroni sceglie di modificare funzionano come provvisorio sovvertimento del reale in cui si insinuano i germi di una nuova visione: anche se i suoi interventi si concentrano sui dettagli quindi, ciò che gli interessa è liberare i possibili universi paralleli che giacciono appena al di sotto delle nostre percezioni anestetizzate dall’abitudine.

Marco Ceroni_L Amour Toujours_vista allestimento

Coerentemente a queste premesse, Late Night Show nasce dall’evocazione di uno dei più comuni non-luoghi della nostra contemporaneità, il parcheggio di una multisala cinematografica durante l’ultima proiezione serale. Punto di intersezione tra malinconiche routine e scambi illegali, avamposto di raccordo tra la solitudine dell’individuo e la sua appartenenza a una folla indifferenziata, questa zona liminale è satura di tracce ed echi del passaggio di chi vi transita e quando la notte l’ammanta di silenzio e bellezza, i desideri, le fantasie e le paure s’ingigantiscono e diventano prepotenti. Ceroni personifica i demoni del nostro immaginario collettivo in una teoria di locandine di film cult realizzati tra gli anni Settanta e Ottanta in cui un fondo di foglia oro copre titoli e ambientazioni lasciando vedere solo le effigi dei protagonisti. Nikita, Akira, i ragazzi della 56a strada, le tartarughe ninja e tanti altri compongono un articolato pantheon di antieroi d’affezione che intrecciano le loro vicende di guerriglia urbana con i nostri ricordi e flashback quotidiani. Ironicamente ieratici come le teorie di santi e imperatori consegnati all’eternità dai mosaici bizantini,  questi personaggi sono in realtà smitizzati proprio dall’aura dorata che li circonda, attraverso la quale la distopia delle loro storie originali si trasforma in un’innocua moviola di atteggiamenti surreali.

Marco Ceroni_Spirit_dettaglio

L’impianto narrativo del parcheggio diventa minimale nella seconda sala in cui si articola la mostra, dove l’artista sembra cambiare bruscamente registro rispetto alla densità iconica del primo ambiente: in uno spazio mentale deserto e rarefatto poche presenze scultoree astratte evocano e amplificano il cortocircuito tra reale e verisimile. Così in Moonwalk il contraddittorio assemblaggio di un dissuasore stradale con due preziosi coni di marmo giallo di Siena che fungono da basamento materializza il potere dell’arte di individuare mondi inesplorati anche nelle pieghe più inespressive della realtà e la sua vocazione a rendere più interessante ogni aspetto della nostra vita. L’incontro-scontro tra l’uomo e le lamiere dei mezzi di locomozione che ne accelerano gli spostamenti  assume una valenza erotica e violenta in L’Amour Toujours, dove il calco in resina di alcuni frammenti di carene di motorini sparsi a terra alludono a una misteriosa “scena del disastro”. Intriganti nella loro irrisolvibile ambiguità tra la chiazza di olio esausto sull’asfalto e l’ambra fossile, fanno collassare e convergere inquietanti reminescenze letterarie cyberpunk e ancora più  alienanti detriti di cultura pop anni ’90: come sottolinea il testo critico di Fabiola Naldi, la sfida, il game, di Ceroni è proprio questo, provare a far schiantare nello sbilanciamento tra la finzione e il residuato dell’esperienza tangibile elementi molto distanti fra loro ma in qualche modo compresenti nel coacervo delle nostre percezioni e rimozioni. Il suo approccio ludico ma criticamente disincantato coinvolge il visitatore nell’esplorazione di un presente parallelo dove l’ibridazione tra immaginari diversi e razionalmente incompatibili si risolve in un libero gioco di assonanze e contrasti. L’invito è quindi a cavalcare senza paura di perdersi i reboanti destrieri dell’immaginazione, che ai nostri giorni potrebbero anche essere i motorini truccati di una compagnia di ragazzini che eleggono il parcheggio a sconfinato scenario di sogni e avventure. L’insopprimibile demone della libertà s’incarna in Spirit, idolo e feticcio generato dall’interpretazione antropomorfa della parte anteriore di uno scooter come spontaneo aggiornamento epocale della Testa di toro costruita da Picasso negli anni ’40 assemblando una sella e un manubrio di bicicletta.

Info:

Marco Ceroni. Late Night Show.
25 marzo – 10 giugno 2017
GALLLERIAPIÙ
Via del Porto 48 a/b Bologna

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