Lea Monetti. Eva contro Eva

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In occasione di Arte Fiera la Galleria Maurizio Nobile ospiterà l’evento espositivo Eva contro Eva, una selezione di opere scultoree di Lea Monetti, artista esperta in tecniche antiche attiva sulla scena internazionale fin dagli anni ’70. La mostra affronta in chiave contemporanea e ironica il topos della tentatrice primordiale che sembra aver attraversato indenne secoli di storia e di rivoluzioni culturali per continuare a condizionare la percezione della donna nell’immaginario maschile e femminile.
-Era davvero una peccatrice la prima donna creata da Dio?- si chiede l’artista cercando risposte nel rovello della creta che modella per creare gli stampi delle sue fusioni in bronzo, in cui la perfezione delle forme e l’armonia compositiva finale non riescono e non vogliono nascondere il confronto con il più antico luogo comune sulla donna. Sembrano riflettere su questo anche i due ritratti scultorei su cui la mostra è incentrata che rappresentano un’Eva Mitica e un’Eva Contemporanea, entrambe enigmatiche e assorte nella contemplazione/accettazione del proprio destino di mangiatrici di mele. Le loro nudità sono protette solo dalla forza di sopportazione che ne tonifica le membra e il simbolo della loro presunta colpa diventa un imprescindibile attributo identitario che l’artista declina in squisiti brani di natura morta. Penitenti e ribelli le due donne incarnano una femminilità assertiva che offre il proprio corpo alla vita  celebrando il rinnovamento del culto umanistico della figura umana in una difficile sintesi tra il classicismo di cui raccolgono la tradizione e il quieto realismo che ne attualizza la presenza. L’ideale scarto temporale tra le due versioni è alluso dalle differenti patine che rivestono il bronzo della scultura: una tonalità metallica e scura per l’Eva Mitica che l’avvicina alle monumentali dee pagane della fertilità e un color terracotta per l’Eva contemporanea che richiama le tenerezze della carne e dipinge un’illusione di fragilità sulla sua resistente anima metallica. Se il supplizio di Eva per aver addentato il frutto proibito della conoscenza fu quello di precipitare dal Paradiso Terrestre alla realtà dolorosa della vita sulla terra, l’inconsapevolezza della gioventù è interpretata da Lea Monetti come serena esistenza apollinea. La Ragazza con la Lucertola quindi, figlia di Eva ancora ignara delle ingiurie del tempo e dell’esperienza, è una figura androgina bella come un kouros antico con il volto impercettibilmente offuscato da un’indecifrabile premonizione. Pensierosa osserva il piccolo rettile posato sulla sua mano, simbolo di trasformazione e dell’anima che tende alla luce spirituale, cercando di indovinare il suo futuro con un pudico sussulto emotivo.
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Come per tutte le donne il suo destino sarà infatti un perpetuo conflitto per riscattarsi dal peccato originale sconfiggendo il serpente maligno con la forza sovrumana della maternità, l’unico istinto primordiale in grado di opporsi all’invidia e all’accanimento degli dei. Rileggendo la mitologia classica in chiave femminile, l’artista rappresenta questa lotta nel gruppo scultoreo intitolato La Lacoonte, un’inedita versione della celebre scultura marmorea ellenistica conservata ai Musei Vaticani commissionatole da Marco Fabio Apolloni,  che verrà svelato per la prima volt
a in Arte Fiera allo stand della Galleria del Lacoonte.
La composizione, una fusione in bronzo grande un terzo del vero che verrà riprodotta in otto esemplari con patine diverse secondo i canoni del collezionismo rinascimentale, raffigura una madre che troverà negli sguardi terrorizzati delle figlie avvolte dalle spire dei mostruosi serpenti la forza per liberarsi e salvarle. In questa trasposizione le posture dei personaggi e i loro reciproci equilibri rimangono intatti eccetto la muta richiesta d’aiuto che Lacoonte rivolge al cielo: la sua controparte donna infatti si concentra sulla battaglia lasciando presagire che non soccomberà all’ingiusta condanna. Rispetto all’impotente perfezione fisica del sacerdote troiano che finirà per accogliere il suo destino di morte, il corpo della donna è animato da una guizzante tensione interiore che i bagliori del bronzo accentuano e movimentano. Anche il modellato si fa impulsivo e in certe parti violento come nel volto di una delle figlie stravolto dall’orrore; a questo modo l’artista dà corpo all’intensità della sua ispirazione e all’emozionante gestazione della sua opera, dove il lavoro manuale istintivo e sapiente trionferà sulle difficoltà tecniche di realizzazione.

 

Info:

Lea Monetti. Eva contro Eva
23 gennaio – 1 febbraio 2016
Galleria Maurizio Nobile
Via S. Stefano 19 a Bologna

 

La Lacoonte
a cura di Marco Fabio Apolloni
28 gennaio – 1 febbraio 2016
Stand della Galleria del Lacoonte (padiglione 26 stand B17) presso Arte Fiera Bologna

 

 

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Luca Lanzi. Eikon

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In occasione della quarta edizione di ART CITY Bologna, incentrata quest’anno sul dialogo tra antico e contemporaneo con particolare attenzione ad una riscoperta della qualità intesa come ritorno al “saper fare” artistico, le Collezioni Comunali d’Arte ospiteranno Eikon, un progetto espositivo di Luca Lanzi dislocato in quattro sale del museo. Il titolo della mostra, che in greco significa immagine nella sua accezione di impronta, emanazione e archetipo del Divino, sintetizza la ricerca del giovane artista bolognese che servendosi di tecniche tradizionali come scultura, disegno e incisione materializza gli arcani misteri di una spiritualità pagana e primordiale che interpreta l’esistenza in senso magico e rituale. Soggetto centrale del suo lavoro sono idoli e feticci concepiti come oggetti arcaici la cui purezza di forme manifesta la presenza assoluta e autoreferenziale di un mistero trascendente che sospende il tempo e galvanizza lo spazio circostante. L’opera vuole così scardinare i meccanismi interpretativi solitamente connessi all’idea di rappresentazione annullando lo scarto tra ciò che si vede e ciò che si percepisce come reale per suscitare un coinvolgimento diretto che passa attraverso la fascinazione e l’inconscio.
Il percorso espositivo inizia nella Sala Urbana dove è collocata Totem (2010), scultura in terracotta costituita da cinque elementi sovrapposti issata su un alto basamento e protetta da un recinto magico di sfere nere collocate a terra seguendo la decorazione geometrica del pavimento. La gamma cromatica naturale e opaca evoca il rapporto armonico delle civiltà antiche con l’ambiente divinizzato in cui vivevano e richiama i colori delle insegne pontificie affrescate sulle pareti. Il suo isolamento trasforma la stanza in uno spazio liturgico dove l’auraticità dell’opera d’arte sussume l’anelito religioso di un popolo immaginario, la celebrazione storica del potere ecclesiastico a Bologna e la sacralità dell’atto creativo dell’artista.
La materia si trasfigura accogliendo in sé inquietudini e sedimenti emozionali di chi l’ha modellata e di chi contemplerà la sua aggregazione finale e si carica di un simbolismo universale che la riscatta dall’intrinseca provvisorietà dell’essere al mondo. La scultura appare come inespugnabile involucro materico che lascia intravedere dalle aperture circolari che ne interrompono la superficie la sua anima vuota e misteriosamente buia, uno spazio soprannaturale da cui scaturisce l’energia spirituale che emana.

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Nella sala successiva l’opera inedita Ludens (2012) è un feticcio monumentalizzato che dialoga con il sovrastante dipinto di Pelagio Palagi La Verità scaccia la Frode e fa smascherare la Calunnia da un Genio assecondando le linee andamentali dei gesti compiuti dai personaggi mitologici raffigurati. L’idoletto, ermetico e ieratico come la Verità sotto la quale è collocato, sembra immobilizzare l’atmosfera con la sua posa a braccia allargate: confrontato con le altisonanti divinità classiche ritratte in sala dal pittore ottocentesco risulta tenero e primitivo e forse proprio per questo più profondamente umano. Allo stesso modo Sauro (2013), guardiano-giocattolo senza occhi né bocca, custodisce il segreto del prisma su cui è collocato con l’ingenua ostinazione di un bambino intento al gioco. La superficie delle sculture è incisa con righe, spirali e cerchi concentrici, motivi geometrici elementari in cui la ripetizione assume una valenza rituale e ipnotica. Le stesse forme, sviluppate in una grafia tridimensionale, sono le matrici dei soggetti delle acquetinte presentate in mostra: l’incisione, che Lanzi considera come fase di elaborazione intermedia tra scultura e disegno, permette con il suo linguaggio ridotto ai minimi termini di risalire ai fondamentali del suo immaginario, evidenziandone la componente ludica.

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Il gioco può essere una cosa seria e spesso dolorosa, come ogni accadimento che risveglia le nostre componenti emozionali più intime: nella serie di disegni intitolata Doll, esposta accanto ad alcuni ritratti familiari incompiuti di Pelagi, gli idoletti compaiono come bambolotti usurati al limite della disarticolazione che allargano le braccia in un gesto ambiguo tra il richiedere affetto e l’emanare energia. Il loro aspetto rovinato evoca la perduta pienezza esistenziale dell’infanzia riattivando memorie, speranze e desideri sopiti dal tempo e dai suoi compromessi.
La mostra si conclude con l’installazione Giardino d’inverno (2016), composizione in cartapesta policroma di tre elementi fitomorfi che simboleggiano le figure della Sacra Famiglia. Questo giardino pietrificato, in ideale ricongiungimento con il velario affrescato sul soffitto da Serafino Barozzi e con i paesaggi ottocenteschi della collezione permanente, propone una natura divinizzata e monolitica, conchiusa in se stessa nel suo slancio di elevazione. La gamma cromatica utilizzata sintetizza i colori degli elementi ambientali più comuni, come cielo, terra, pietra, erba, fiori e frutti, restituendoli in un’accezione ingenua che fa da contrappunto alla scarna ermeticità delle forme e restituisce all’astrazione una rinnovata immanenza.

Info:
Luca Lanzi. Eikon
a cura di Sabrina Samorì
15 gennaio-3 aprile 2016
martedì-venerdì h. 9.00-18.30, sabato, domenica e festivi h. 10.00-18.30
Collezioni Comunali d’Arte
Palazzo d’Accursio, Piazza Maggiore 6, Bologna