Salvo Ligama. 8 bit Un mondo a pixel

Salvo Ligama Eucarestia 2014

Uno dei tratti distintivi più evidenti della contemporaneità è l’inarrestabile espandersi della virtualità  computerizzata che nasce dal potere della rete di animare cose e immagini in un’illusione di realtà sempre più sofisticata.  Connessioni e congegni prodotti da processi logici e matematici si sono capillarmente insinuati nelle nostre abitudini percettive e comunicative cambiando radicalmente le modalità di approccio al mondo. Il voluttuoso regno digitale, che da un lato promette l’istantanea acquisizione di qualsiasi tipo di dato e sembra aver realizzato il prodigio della “presenza nell’assenza”, ha come presupposto una costitutiva presa di distanza che sostituisce l’accesso diretto alle cose con una negoziazione mediata.
Come si conciliano i tempi lunghi della pittura e la soggettività dei punti di vista che implica con l’indiscriminata e impersonale compresenza delle immagini virtuali che affollano la nostra quotidianità? Quale deve essere oggi il referente della sua rappresentazione e quale codice linguistico deve adottare per rilevare l’inestricabile intreccio di illusorietà e pragmatismo che caratterizza i nuovi modi di pensare la realtà nell’era digitale?
Da questi interrogativi quanto mai attuali prende avvio l’indagine di Salvo Ligama, giovanissimo artista siciliano che dopo aver partecipato a numerose esposizioni collettive ottenendo importanti riconoscimenti di critica, presenta alla galleria Portanova 12 la sua prima personale.
Nel suo lavoro, incentrato su silenziosi teatri d’oggetti che l’artista dispone nel suo studio per poi fotografarli e dipingerli a partire da un bozzetto digitale, la restituzione del visibile passa attraverso una scomposizione cromatica dell’immagine in pixel ingranditi che nega alla radice l’illusoria aderenza al vero dell’immagine virtuale, irridendone la spasmodica ricerca di una risoluzione massima. La scomposizione e la dissoluzione sono quindi strumenti di avvicinamento al soggetto che gli permettono di attingerne le proprietà essenziali per poi ricostruirlo in una nuova struttura che interpreta la profondità come sfaccettatura. Come gli oggetti sognati del Surrealismo questi brani di natura morta contemporanea, che guardati a distanza o con la mediazione di un obiettivo digitale ritrovano con la ricomposizione retinica la terza dimensione, si collocano nella zona liminare dell’inconscio, questa volta tecnologico.
Sul supporto pittorico la materializzazione dell’inconsistente epidermide telematica si confronta con gli spessori e le imponderabilità di una manualità non reiterabile che rilancia la sfida al mimetismo con l’inserimento di alcuni elementi dipinti a trompe l’oeil. Nascono così ulteriori implicazioni visive e percettive che l’artista padroneggia e raccoglie in composizioni di bilanciata nitidezza che dichiarano la loro discendenza dalla grande pittura dei secoli passati.
Il ripensamento dello statuto linguistico della pittura secondo i nuovi canoni di smaterializzazione e simultaneità suggeriti dalle nuove tecnologie non intacca in Ligama la sua vocazione a riflettere sull’uomo e sulla sua storia, facendosi portatrice di interrogativi universali e delicate suggestioni emotive.
Così una famiglia di coccinelle che si dirige verso un pane digitale diventa l’Eucarestia, uno schieramento di soldatini giocattolo combatte giganteschi frutti quadrettati ne La resa dei conti e  una bambola dagli occhi sgranati attaccata dalle vespe esprime l’impotenza delle donne vittime di violenza.

 

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