Milan Grygar Sound on paper

Sound Plastic Drawing, 1974, china su carta

Sound on paper è il titolo della personale di Milan Grygar presentata dalla galleria P420: disegni e video documenti di performance ripercorrono quasi mezzo secolo della sua attività, incentrata dalla metà degli anni ’60 sulla correlazione tra fenomeni visivi e acustici e sulla conseguente indissolubilità di udito e vista. Proprio in quel periodo infatti l’artista slovacco disegnando con un bastoncino intinto nell’inchiostro si accorse che i suoni generati dal picchiettio e dallo sfregamento del legno sulla carta completavano percettivamente i segni astratti tracciati sul foglio e risultavano per lui altrettanto interessanti. A partire da quel momento iniziò a realizzare la serie degli Acustic Drawings, in cui le sequenze istintive di punti e linee tracciate con inchiostro nero andavano mentalmente completate con il colore mentale del suono già trascorso che ne costituiva la componente timbrica. Successivamente, dialogando con lo sconfinamento dell’atto creativo nella gestualità e con l’intersezione tra differenti ambiti artistici propri dell’estetica Fluxus, concepì le serie Sound-Plastic Drawings e Linear Score. In queste composizioni di linee parallele dritte e curve l’apparente prevedibilità di una struttura a prima vista rigorosamente geometrica si apre all’imprevisto con l’introduzione di variazioni di colore, orientamento e posizione da cui scaturiscono intriganti effetti ottici che smentiscono la natura fredda dell’operazione. La linea è qui intesa come durata e il disegno è equiparato ad uno spartito musicale, offerto all’interpretazione di musicisti di professione oppure eseguito dall’artista stesso con oggetti eterogenei tra cui anche gli strumenti della pittura utilizzati in chiave sonora.
Il percorso si conclude con gli acquerelli su carta realizzati negli ultimi anni, in cui l’accostamento e la sovrapposizione di sensuose tracce colorate trattiene l’impressione del gesto che le ha generate e suggerisce una scansione temporale e quindi sonora, questa volta gioiosamente libera.

Rocco Lombardi Fieranera

Rocco Lombardi

Fieranera è il titolo del nuovo introspettivo lavoro di Rocco Lombardi in mostra da maggio a luglio presso Blu Gallery: trenta tavole inedite accompagnate da un catalogo che ripercorre la produzione degli ultimi anni del disegnatore, assieme ad una grande pittura su vetro che riveste tutta la vetrina della galleria. Il mondo raffigurato dall’artista è avvolto dall’oscurità, il suo taglierino scalfisce la superficie nera di fondo con un tratteggio deciso, mediante il quale le figure vengono violentemente alla luce.
Il buio è incubo, paura ancestrale, ricordo rimosso: il filo conduttore di queste immagini è una presa di coscienza della forse irrimediabile frattura tra l’uomo e l’ambiente naturale che in origine aveva il compito di custodire e condividere con altre specie viventi. Lombardi nei suoi disegni fa riemergere una ferinità snaturata e minacciosa in cui la presenza umana è evocata dalle tracce della violenza con cui sembra aver definitivamente compromesso un equilibrio millenario. Va in scena l’epica lotta per la sopravvivenza di animali che fuggono e si rifugiano nell’ombra, spalancando occhi carichi di tragedia e dolore nella muta accettazione di una realtà per loro incomprensibile. Creature viventi umiliate da gabbie e catene, impaurite dal fuoco, ferite da armi e sperdute in metropoli ostili attraversano un universo notturno in cerca di salvezza. Il tratteggio minuzioso si sofferma su peli, aculei, unghie e denti, le stigmate della loro diversità rispetto alla dominante specie umana all’origine del loro destino di vittime sacrificali. Invertendo le proporzioni, però, tutto può cambiare: vediamo dunque scoiattoli e orsi ingigantiti trastullarsi con treni e corriere giocattolo o un immenso coniglio schiacciare con il suo peso fragili casette. A questo modo l’artista ci ammonisce sull’aleatorietà della nostra condizione di apparente supremazia, auspicando una nuova possibilità di convivenza che non ricorra alla sopraffazione come principale elemento regolatorio.

Alessia De Montis To be apple or not to be apple

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To be or not to be apple (Un dubbio amletico sull’amore platonico) è il titolo dell’ultimo progetto di Alessia De Montis proposto dalla Galleria Oltredimore tra aprile e giugno. L’artista di origine livornese riflette sull’illusione dell’amore platonicamente inteso come complementarietà che ripristina la perfezione perduta a causa dell’invidiosa violenza di Zeus. Protagonista delle foto, dei video e delle installazioni presenti in mostra è una mela, oggetto di una sequenza di interventi artistici che rispecchiano i tre concetti chiave: accettare, manipolare, cuocere. L’accettazione iniziale è un taglio netto che separa per sempre le due metà condannandole all’incompletezza e al desiderio d’amore ma anche, in un’accezione più profonda, la presa di coscienza del limite umano come ridimensionamento delle pretese dell’ego, spesso responsabili del fallimento della vita relazionale. Manipolando la creta l’artista tenta poi di ricreare artificialmente la metà perduta ancorandola a quella organica tramite stecchini di legno che diventano fragili protesi d’amore in un’ipotesi di unione tra individui di diversa natura intesa come dipendenza e necessità. La resistenza di questo sodalizio sarà verificata dalla cottura in forno secondo i tempi della terracotta che inevitabilmente porteranno alla deformazione del frutto e al suo deludente raggrinzirsi. L’essenzialità delle scene e l’eleganza delle forme amplificano un interrogativo che rimane aperto, rivelando come per Alessia De Montis la materia prima dell’arte sia sempre la vita ed il suo obiettivo la ricerca della conoscenza per via intuitiva, sperimentando fisicamente ciò che l’intelletto suggerisce. Alla base della sua poetica un’istanza di liberazione e di crescita individuale trova spinta propulsiva nella trasformazione innescata dalla relazione con l’altro, vissuta con un’intensità che rende “le mani l’estensione più immediata del cuore”.